Dopo aver risolto con uno stratagemma ingannevole la cruenta e interminabile guerra di Troia, l’eroe acheo Ulisse (Matt Damon) intraprende un lungo e difficoltoso viaggio per ritornare nella sua patria, Itaca. Nel frattempo, sua moglie Penelope (Anne Hathaway) e il figlio Telemaco (Tom Holland) fanno sempre più fatica a tenere le redini del loro regno, insidiato dai prepotenti Proci capeggiati da Antinoo (Robert Pattinson).
Un incontro tra giganti dal risultato sorprendente. Potrebbe essere questo il sottotitolo appropriato per il film che vede l’acclamato cineasta Christopher Nolan confrontarsi con il pilastro della letteratura universale attribuito al poeta Omero. Lunga quasi tre ore dal ritmo serrato, l’Odissea del regista britannico è difatti una rilettura coraggiosa e affascinante, fedele e libera al tempo stesso, non priva d’epica ma assai realistica e a tratti ruvida, che si imprime nella memoria specialmente per il suo carattere introspettivo.
Complice l’appassionata interpretazione di Matt Damon, l’Ulisse nolaniano è un antieroe complesso e sfaccettato, tormentato dall’orrore della guerra e dai fantasmi del passato, che oscilla continuamente tra il senso di colpa, la disillusione e il cinismo (“Gli dei aiutano chi si aiuta da solo”). Un protagonista che ci accompagna in molte riflessioni, oltre che nelle innumerevoli traversie, e intorno a cui si muovono tante figure ben delineate, in particolare quelle femminili.
Lo sguardo delle donne e sulle donne attraversa l’intero film. Se Penelope è una regina tenace alle prese con l’opprimente fardello di un regno fuori controllo, Elena non è più la causa del conflitto e porta sul corpo e nell’anima i segni delle atrocità consumatesi a Troia e dopo Troia, mentre Circe sveste i panni di maga seduttrice per incarnare quelli di una donna abbruttita dalla violenza dell’universo maschile. E Calipso è, sì, una creatura bellissima, ma soprattutto afflitta dalla solitudine e dal disperato bisogno di essere amata.
L’Odissea di Nolan, dunque, scava incessantemente nell’essere umano e, nel frattempo, regala sequenze d’azione spettacolari e coinvolgenti, dialoga col presente e le guerre contemporanee, pullula di scene cupe e claustrofobiche: dalla rappresentazione già cult dell’interno del Cavallo di Troia – con un manipolo di eroi stipati in uno spazio angusto e asfissiante – a quella della grotta di Polifemo (un freak che sembra evaso da una pellicola di David Lynch), dall’inserto horror in cui Circe trasforma in porci i compagni di Ulisse, fino alla strage dei Proci nella semioscurità della sala del trono.
E il confronto col mito omerico è occasione per Nolan per meditare anche su un altro tema portante del suo cinema, il tempo. Un tempo qui frammentato come spesso nelle sue opere, che si fa specchio e labirinto dei traumi e dei mille pensieri in cui Ulisse si perde. Un tempo che è sinonimo di prigione, di condanna – venti, lunghissimi anni lontano da casa – per espiare le colpe di una guerra terribile.
In quest’opera imponente e densa di significati, è tuttavia il ricordo a farsi elemento cardine e ad emergere in tutto il suo fascino. Il regista di Memento e Inception lo rappresenta non solo come ancora di salvezza che si avvinghia al cuore e resiste al tempo divoratore, ma anche come dovere morale: il ricordo dei caduti di guerra, dopo aver tormentato Ulisse, diventa l’ultimo viaggio, l’ultimo baluardo etico per la sua umanità.
Voto: 4,5/5
Odissea (The Odyssey), USA-Regno Unito, 2026. Regia: Christopher Nolan. Interpreti: Matt Damon, Tom Holland, Anne Hathaway, Zendaya, Lupita Nyong’o, Charlize Theron, Robert Pattinson, Jon Bernthal, John Leguizamo. Durata: 2h e 52’.
ODISSEA. RECENSIONE





