1918, ultimo anno della Prima Guerra Mondiale. Stefano (Gabriel Montesi) e Giulio (Alessandro Borghi), due ufficiali medici amici da sempre, lavorano presso un ospedale militare dove ogni giorno arrivano soldati gravemente feriti, tra cui ci sono però anche molti autolesionisti desiderosi di non tornare più in trincea. Stefano dà la caccia ai simulatori, Giulio è compassionevole verso quei giovani sventurati. Le loro opposte visioni etiche e l’interesse per la stessa donna, l’infermiera Anna (Federica Rosellini), finiranno per incrinare un legame che pareva inossidabile.
Ultima fatica del 79enne Gianni Amelio, Campo di battaglia non è propriamente un dramma bellico, quanto piuttosto un film sulle conseguenze della guerra. Eccezion fatta per l’incipit, l’orrore del conflitto, della trincea, del combattimento vis a vis ci giunge esclusivamente attraverso i volti lacerati, i punti di sutura, le bende inzuppate di sangue e gli occhi ora febbrili ora spenti dei soldati, specchio delle loro anime ferite, scarnificate, amputate.
Amelio narra dunque dell’assurdità della guerra, dell’uomo ridotto a carne da macello, della sindrome post traumatica ai tempi in cui non ce n’era la benché minima consapevolezza, ma anche di deontologia medica e di senso del dovere, di dilemmi morali e di patriottismo, dell’ossessione di Stefano per gli impostori e dell’umana carità di Giulio, senza risparmiarsi sottili stoccate politiche e sociali.
Con Campo di battaglia, il regista calabrese continua il percorso a ritroso nella Storia d’Italia intrapreso da qualche anno a questa parte, cominciato con Hammamet e proseguito con Il signore delle formiche, firmando un’opera ben più incisiva di queste ultime.
Giovano al racconto l’acume nella descrizione dei personaggi, la sottigliezza dei dialoghi e la regia rigorosa, mentre l’atmosfera livida che pervade la pellicola si insinua sottopelle. E il messaggio del film giunge limpido e chiaro – la guerra porta soltanto sfacelo e la compassione è un sentimento raro e nobilissimo – così come è efficace lo sguardo che Amelio tiene rivolto al presente, non solo per quel che riguarda gli attuali conflitti bellici (il flagello della Spagnola rievoca in qualche modo la pandemia da Covid).
Alessandro Borghi, sempre più bravo e meticoloso, è autore di una prova capace di dare qualcosa in più al film. Gabriel Montesi, dal canto suo, gli tiene testa con ammirevole disinvoltura.
Voto: 3,5/5
Campo di battaglia, Italia, 2024. Regia: Gianni Amelio. Interpreti: Alessandro Borghi, Gabriel Montesi, Federica Rosellini, Giovanni Scotti, Vince Vivenzio, Alberto Cracco, Luca Lazzareschi, Maria Grazia Plos, Rita Bosello. Durata: 1h e 44’.






