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A COMPLETE UNKNOWN. RECENSIONE

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All’inizio degli anni ’60, il diciannovenne musicista e cantautore Bob Dylan giunge a New York con la sola chitarra e senza un dollaro in tasca. Accolto nella grande famiglia della musica folk newyorkese, Bob dà vita a uno straordinario percorso artistico che, in breve tempo, lo porterà a un successo di proporzioni inimmaginabili.

Il 61enne regista e sceneggiatore James Mangold – tra le cui pellicole ricordiamo Cop Land, Ragazze interrotte, Walk the Line, Le Mans ’66 – si è guadagnato in poco meno di un ventennio (e a buon diritto) uno status invidiabile, quello di autore versatile e molto affidabile. Pur non raggiungendo mai vette di eccellenza, l’autore statunitense ha difatti la capacità di centrare sempre l’obiettivo, e il film dedicato al leggendario Bob Dylan è l’ennesima conferma di questa sua dote.
A Complete Unknown è un biopic scorrevole, solido, di stampo classico, che aggira con intelligenza le trappole della retorica e della prevedibilità, regalando un ritratto interessante e tutt’altro che agiografico del protagonista. Mangold indaga la genialità, il carattere sfuggente e le zone d’ombra del ragazzo venuto dal Minnesota, senza la pretesa di risolvere l’enigma Dylan e affidandosi al volto, l’aria stropicciata e lo sguardo inafferrabile di Timothée Chalamet, che tra l’altro compie un lavoro notevole sotto l’aspetto canoro.
Per di più, A Complete Unknown si fa apprezzare anche per l’atmosfera che avvolge la narrazione. L’aria degli Stati Uniti dei primi Sixties – quelli dei fermenti culturali, delle marce per i diritti civili e della crisi missilistica cubana – giunge dritta nei polmoni dello spettatore, così come è palpabile l’elettricità che si respira sui palcoscenici e nei locali della Grande Mela dove si esibiscono i protagonisti della storia.
E immergendosi nell’universo Dylan e nell’America che fu, Mangold finisce per costruire un vivido spaccato dell’epoca d’oro del folk, rendendo omaggio alla generosa dedizione alla causa di Pete Seeger (interpretato con raffinatezza da Edward Norton), all’importanza del padre del folk Woody Guthrie e al talento cristallino di Joan Baez (una magnetica Monica Barbaro).
Il resto lo fa un finale sui generis, che invece del classico concerto trionfale mette in scena una delle performance più controverse e incomprese di Dylan, quella del 1965 al Festival di Newport, quando Bob tradì il folk per addentrarsi in orizzonti musicali inesplorati. L’epilogo di A Complete Unknown si rivela così come una sorta di inno alla necessità dei nuovi inizi, al coraggio di chi sa rimettersi sempre in gioco, all’esigenza dell’arte di evolversi continuamente per poter restare viva.

Voto: 3,5/5

A Complete Unknown, USA, 2024. Regia: James Mangold. Interpreti: Timothée Chalamet, Edward Norton, Elle Fanning, Monica Barbaro, Boyd Holbrook. Durata: 2h e 21’.

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