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COME INGRID BERGMAN SI RIPRESE HOLLYWOOD: ANASTASIA

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Dopo essere stata messa vergognosamente alla gogna dall’America puritana per la sua relazione con Roberto Rossellini, nel 1956 Ingrid Bergman riceve dalla Fox l’offerta per ritornare a Hollywood. La parte sembra allettante: deve interpretare una donna scappata da un manicomio, che sostiene di essere la figlia dello Zar superstite dell’eccidio della famiglia reale. La storia d’amore con Rossellini è ormai in crisi e Ingrid accetta.
Se Anastasia di Anatole Litvak è più di un semplice melodramma, il merito è proprio della sopraffina interpretazione dell’attrice svedese. Stimolata dalla presenza di grandi attori come Yul Brynner e Helen Hayes, Ingrid si dimostra una straordinaria equilibrista che cammina sulla corda dell’emozione dello spettatore scuotendola continuamente e senza mai cadere nel baratro della melassa. La scena dell’incontro-scontro con l’Imperatrice madre è l’apoteosi della sua arte recitativa.
Anastasia porta alla Bergman il secondo Oscar e chiude definitivamente la sua parentesi italiana professionale e sentimentale, ma oggi va ricordato (e rivisto) soprattutto per essere una delle opere con cui si può assaporare tutto il talento cristallino di un’attrice irripetibile.

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