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IDDU – L’ULTIMO PADRINO. RECENSIONE

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Sicilia, primi anni Duemila. Dopo un lungo periodo di reclusione per collusione con la mafia, il politico ed ex dirigente scolastico Catello Palumbo torna in libertà senza prospettive per il futuro. Ben presto, tuttavia, i Servizi segreti italiani gli offrono una possibilità di rimettersi in gioco, chiedendogli aiuto per catturare il suo figlioccio Matteo, famigerato boss latitante. Catello intraprende così uno scambio epistolare con il padrino, che assumerà fin da subito le sembianze di una delicata partita a scacchi.

Giunti al loro terzo lungometraggio in coppia, i registi e sceneggiatori Fabio Grassadonia ed Antonio Piazza portano sul grande schermo la misteriosa latitanza del mafioso Matteo Messina Denaro e la rielaborano in maniera del tutto originale, generando un’opera spiazzante che se, da un lato, si ispira a un certo cinema impegnato-grottesco degli anni Settanta (alcuni personaggi, tra cui quello di Catello, interpretato con la consueta maestria da Toni Servillo, sembrano usciti da un film di Elio Petri), dall’altro ha il coraggio di avventurarsi in sentieri poco battuti e per certi versi sorprendenti.
Iddu è in sostanza un mafia movie atipico, senza efferatezze e colpi di mitra, tutto votato alla riflessione e all’introspezione ma non privo di spruzzate d’umorismo affilato, che incede a ritmo compassato e rapisce grazie alla sua atmosfera sottilmente ipnotica, ben alimentata e punteggiata dalle musiche di Colapesce. Anche la figura di Messina Denaro – su cui Elio Germano ha lavorato in punta di fioretto – si discosta di molto dall’immagine consueta del boss mafioso: Matteo non è un bruto, né tantomeno un villain affascinante, quanto piuttosto un personaggio oscuro e amletico, ingabbiato come un ratto in una stanza del potere asfissiante e claustrofobica.
Certo, nella seconda parte, Grassadonia e Piazza si concedono qualche divagazione di troppo, ma Iddu resta in ogni istante un film stimolante, che ragiona con acutezza sul microcosmo mafioso, su relitti e disastri della Prima Repubblica, su certi misteri del nostro Paese e su come probabilmente lo Stato stesso (qui incarnato finemente dall’impeccabile Fausto Russo Alesi) riesca ad assumere delle volte le sembianze del latitante.
Altra virtù rilevante di Iddu è che il film non si nutre esclusivamente del duetto (a distanza) tra Servillo e Germano, ma vive del contributo significativo di tutto l’azzeccatissimo cast: quello diretto da Grassadonia e Piazza è un autentico coro di maschere tragiche e grottesche, buffe e malinconiche, bizzarre ed inquietanti.

Voto: 3,5/5

Iddu – L’ultimo padrino, Italia-Francia, 2024. Regia: Fabio Grassadonia, Antonio Piazza. Interpreti: Toni Servillo, Elio Germano, Daniela Marra, Barbora Bobulova, Fausto Russo Alesi, Giuseppe Tantillo, Antonia Truppo, Betti Pedrazzi, Filippo Luna. Durata: 2h e 2’.

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