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PARTHENOPE. RECENSIONE

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Parthenope, una ragazza napoletana nata nel 1950 da una famiglia altoborghese, vive intensamente gli anni giovanili e conquista chiunque le si accosti con la propria intelligenza e la straordinaria bellezza. Ma un improvviso evento tragico finirà per segnare in maniera indelebile il prosieguo della sua esistenza.

“Cos’è la giovinezza? Un sogno. Cos’è l’amore? Il contenuto del sogno”. Quest’aforisma del filosofo Søren Kierkegaard potrebbe fungere da sintesi lapidaria del nuovo lungometraggio firmato da Paolo Sorrentino, che per quasi tutta la sua durata mette in scena la giovinezza della protagonista come un lungo (eppur fugace) sogno impastato di spensieratezza e curiosità, sorrisi e lacrime, speranze e delusioni, incontri decisivi ed altri stravaganti, esperienze forti e avventure fuori dall’ordinario, e naturalmente amore, il contenuto principale di questo sogno ineffabile. Quell’amore che Parthenope suscita incessantemente negli altri, un amore che la giovane donna insegue ma non riesce (o forse non vuole) trovare.
Per dar forma a questo viaggio, l’autore campano non intesse una vera e propria trama e si affida a una struttura narrativa episodica: tanti frammenti di vita non sempre interconnessi tra di loro, con un solo personaggio di contorno che ritorna con una certa costanza, il professor Marotta, mentore e padre putativo di Parthenope, interpretato da un irresistibile Silvio Orlando.
Ma l’ultima fatica di Sorrentino non è soltanto ode alla giovinezza, è anche un film sulla bellezza. La bellezza abbacinante che spalanca porte, che ammalia e che, a volte, condanna chi sta intorno o persino chi la possiede. Ed è un film su Napoli, una città “triste e frivola, determinata e svogliata”, nonché attraente e decadente come Greta Cool (Luisa Ranieri), la diva attraverso cui il regista lancia un’autentica invettiva ai napoletani.
Ancora Napoli, dunque, che si intreccia al destino della protagonista così come accadeva a Fabietto Schisa in È stata la mano di Dio, di cui questo film sembra essere l’ideale controcanto. Tanto intimo, lineare e sobrio il lungometraggio del 2021, quanto barocco e fuori dagli schemi Parthenope, un’opera non priva di qualche momento poco convincente e nel complesso meno potente di quella precedente, ma comunque capace di affascinare e di insinuarsi dentro, proprio come la seducente e inafferrabile sirena incarnata, con ammirevole disinvoltura, dall’esordiente Celeste Dalla Porta.
E per la prima volta una donna diventa protagonista assoluta di una pellicola del cineasta napoletano, senza apparire mai del tutto distante dalla maggior parte degli alter ego maschili sorrentiniani. Ad attendere Parthenope in età matura (dove ha il volto di Stefania Sandrelli) c’è la stessa sorte toccata ai Pisapia, a Jep Gambardella ed altri ancora: un destino di solitudine e una nostalgia celeste come il mare partenopeo.

Voto: 3,5/5

Parthenope, Italia-Francia, 2024. Regia: Paolo Sorrentino. Interpreti: Celeste Dalla Porta, Dario Aita, Daniele Rienzo, Gary Oldman, Silvio Orlando, Luisa Ranieri, Stefania Sandrelli, Isabella Ferrari, Marlon Joubert, Peppe Lanzetta. Durata: 2h e 16’.

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