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IL TEMPO CHE CI VUOLE. RECENSIONE

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Durante uno dei periodi più delicati della Storia d’Italia, gli anni di piombo, Luigi, regista affermato, e sua figlia Francesca vivono in simbiosi, poi si perdono e infine si ritrovano. In mezzo a tutto ciò non viene mai meno la comune passione per il cinema, che porterà Francesca – dopo un’adolescenza tribolata – a seguire le orme paterne.

Ci vuole il tempo che ci vuole perché un figlio dica grazie a un genitore. Lo sa bene la 63enne regista e sceneggiatrice Francesca Comenicini, che per ringraziare suo padre, il grande Luigi Comenicini (1916-2007), ha utilizzato il linguaggio a lui più caro, quello cinematografico, dando alla luce un film autobiografico sentito ed equilibrato, intimo e universale al tempo stesso.
Lasciati del tutto fuoricampo madre, sorelle, amici ed affetti, l’autrice si focalizza sull’evoluzione del legame padre-figlia e mette in scena il flusso dei ricordi nell’arco di tre atti ideali (infanzia, adolescenza, maturità). E lo fa attraverso una narrazione lineare ma mai banale, non priva di guizzi sorprendenti (vedi, in particolare, il finale onirico) e di un’attenzione costante nel rifuggire la retorica strappalacrime.
L’occhio della Comencini scruta i protagonisti con delicatezza – ora indugiando sui loro volti, ora osservandoli dalla giusta distanza – e racconta con sincerità del disincanto dell’infanzia e delle cadute dell’adolescenza, di aspettative paterne deluse e di insicurezze filiali, di disillusione e di rinascita, fino a toccare in profondità un tema assai interessante come quello del fallimento. Il fallimento di un padre e di una figlia, di una generazione inghiottita dal tunnel della droga, di una gioventù che applaude al sequestro di Moro e alla strategia della tensione. Ma, soprattutto, il fallimento da afferrare come occasione unica di crescita e di fortificazione.
Il tempo che ci vuole riesce, inoltre, nel duplice intento di omaggiare sia papà Luigi che il Comencini cineasta, un regista profondamente innamorato del cinema, della magia del set, dei suoi attori, del potere dell’immaginazione, eppure capace di non farsi mai soverchiare dalla sua passione (“Prima la vita, poi il cinema!”, urla a un collaboratore troppo zelante mentre gira l’indimenticabile sceneggiato tv Le avventure di Pinocchio).
E in un film che vive molto dei duetti della coppia protagonista, è fondamentale l’apporto di Fabrizio Gifuni (una certezza) e Romana Maggiora Vergano (una gradita conferma), entrambi sempre intensi, misurati, credibili, coinvolgenti.

Voto: 3,5/5

Il tempo che ci vuole, Italia, 2024. Regia: Francesca Comencini. Interpreti: Fabrizio Gifuni, Romana Maggiora Vergano, Anna Mangiocavallo. Durata: 1h e 50’.

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